Già quest'estate circolavano delle voci riguardo un interessamento da parte del colosso americano della distribuzione Wal-Mart per il "colosso" della distribuzione lombarda (e non solo) Esselunga.
Ieri queste voci sono tornate insistenti, ma i diretti interessati si sono limitati a confermare un generico interessamento per il mercato Europeo (Wal-Mart è presente nel Regno Unito e in Germania) non parlando esplicitamente d'Italia nè tantomeno di Esselunga. In sottofondo si parla già di un accordo fatto in estate che potrebbe attuarsi a breve. Vedremo.
Io personalmente non vedrei di cattivo occhio un'entrata del colosso americano nel nostro Paese tenedo presente che sarà costretto a rispettare le nostre leggi (parecchio rigide) nel campo del lavoro che limiterebbero non poco il suo capitalismo sfrenato (che negli USA si traduce in sindacati nulli, stipendi del 30% in meno rispetto ai concorrenti, uso sproporzionato numero di precari e così via). In Italia è mancata per molto tempo la cultura della grande distribuzione e solo negli ultimi tempi si è mosso qualcosa: il rafforzamento della Coop (la catena più grande, l'unica ancora in mano a imprenditori italiani), l'entrata di grandi gruppi francesi (Auchan, Carrefour) e tedeschi (Metro), il rafforzamento di alcuni medi-piccoli gruppi (Esselunga in testa).
Wal-Mart è tutta un'altra cosa però. Più di 5000 mila supermercati, uno ogni 36 ore (negli USA), prezzi in media più bassi del 14% rispetto alla concorrenza, vendita di tutto il vendibile, logistica e organizzazione impressionanti, costi ridotti all'osso (ma qui, come detto, c'è lo zampino di una politica non certo molto attenta ai diritti dei lavoratori). Si dice che Wal-Mart sia stato non solo il motore del grande sviluppo economico americano degli anni '90, ma anche il fattore determinante che ha permesso di tenere bassa l'inflazione nel Paese. Wal-Mart, se fosse una nazione, starebbe al 20 posto per Prodotto Interno Lordo (cioè il fatturato): più dell'Austria.
Se un colosso del genere entrasse nel nostro mercato di sicuro darebbe una forte scossa al settore e, in generale, darebbe un impulso ai consumi dato che influenzerebbe le scelte anche degli altri gruppi. A tutto vantaggio dei consumatori e dell'industria.
Delle perplessità comunque restano: ci si chiede se i supermercati italiani di Wal-Mart continueranno a vendere prodotti italiani o comunque se si adatteranno ai gusti italiani o se lentamente imporranno gusti e prodotti americani o, cosa che in parte sta succedendo negli USA, prodotti cinesi.